È il nostro primo anno nella nuova sede, abbiamo avviato le macchine, cominciato a conoscere i nostri nuovi pubblici, preso confidenza con quel pezzo di Milano che ci sta attorno, che continua a cambiare sotto i nostri occhi e che dà il senso della mutevolezza della nostra società, del nostro tempo.
I nuovi spazi ci consentono di mantenere un forte presidio sulle attività tradizionali (Ricerca e Biblioteca) e allo stesso tempo ci danno la possibilità di interpretare gli esiti dei nostri studi come l’origine di un dialogo interattivo e dinamico con la città. Le priorità sui temi del lavoro, dell’economia globalizzata, della politica
e delle trasformazioni sociali diventano spunti per una programmazione che estende le sue forme dai dialoghi al cinema, dai forum al teatro, dalle conferenze alle arti performative.

 

Civitas Solis, fonte tratta dalla biblioteca di Fondazione Giangiacomo Feltrinelli

La nuova Fondazione trova così una sua collocazione nel panorama nazionale ed europeo: sfida il tempo della cultura per pochi, criptica ed elitaria, o per troppi, frammentata e illusoria, e rimette in gioco i linguaggi tradizionalmente impermeabili alle contaminazioni; mantiene una forte identità di centro di ricerca, ma con la determinazione a rendere i suoi risultati un fattore di cambiamento e di coinvolgimento della cittadinanza.
Gli spazi di Viale Pasubio si aprono al contesto internazionale, ai contributi artistici, ai pubblici che richiedono forme innovative di comunicazione e di intrattenimento, ai giovani. Lo scopo tradizionale della Fondazione si mantiene intatto, ma si adatta ai tempi.
Continuiamo ad indagare la storia contemporanea e a studiarne avvenimenti e protagonisti fondamentali per la nostra identità di cittadini europei. Vi aggiungiamo la tendenza, guidata dal gusto per la scoperta e il diverso, a comporre un mosaico multiforme di iniziative che ci aiutino a entrare in contatto con i molti volti della contemporaneità.

Manifesto russo, conservato nella biblioteca della Fondazione

 

La Stagione di attività che ci aspetta abbiamo voluto definirla Ribelle per due diverse ragioni: una relativa ai contenuti propri della programmazione e l’altra per la valenza politica che attribuiamo a questo termine, adattata però al tempo presente. Il ribelle è oggi colui che una volta si sarebbe definito un normale cittadino interessato alle cose, attento al mondo che gli sta attorno, curioso di conoscere, di ascoltare e di partecipare.

La nostra sollecitazione va infatti in questo senso: la proposta di questa prima stagione, e in realtà l’essenza stessa della nostra attività quotidiana, si rivolge a chi intende costruire un futuro diverso, a chi, vincendo l’inerzia indotta dai tempi,
sente il bisogno, e a volte il dovere, di non lasciare che siano altri ad occuparsi della società che stiamo vivendo ma che questa sia il risultato perpetuo e mai statico anche delle nostre singole azioni, curiosità, battaglie.
A lungo la parola ribelle è stata associata a “solitario”. I ribelli erano quelli che protestavano e si muovevano in “direzione ostinata e contraria”, spesso senza il favore di chi li circondava in una condizione segnata dalla solitudine, talvolta dall’indifferenza.
Per noi oggi il ribelle è il soggetto che guarda alla dimensione di comunità come ad una priorità per costruire un futuro migliore, colui che ascolta e coglie gli elementi virtuosi dalle differenti posizioni per formulare un proprio pensiero e che si lascia coinvolgere dal fascino di un’immagine, di un monologo, del gesto di un danzatore per cogliere in quella virtuosità un segno che provoca un’emozione.
E non lascia indifferenti.

 

Massimiliano Tarantino
Segretario Generale
di Fondazione Giangiacomo Feltrinelli

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