Nota responsiva del nunzio apostolico residente in parigi Monsignor Rafaello Fornari al Ministro provvisorio agl’affari esteri il signor De Lamartine e lettera agl’Italiani dell’abate Vincenzo Gioberti
NOTA RESPONSIVA (*)
MONSIGNOR RAFAELLO FORNARI
AL MINISTRO PROVVISORIO AGL’ AFFARI ESTERI
IL SIGNOR DE LAMARTINE
E LETTERA (**) AGL’ ITALIANI DELL’ ABATE
VINCENZO GIOBERTI
Signor Ministro
Parigi 27 Febbrajo 1848
hO L’ onore di accusarvi ricevuta della comunicazione che m’avete
fatta testé, colla data 27 Febbraio, e mi farò premura di trasmetterla
al nostro Santo Padre Papa PIO IX. Non posso trattenermi dal
cogliere quest’ occasione per esprimervi la viva e profonda soddisfazione
da cui sono compreso pel rispetto che il popolo di Parigi ha mostrato
per la religione, in mezzo agli avvenimenti che si sono teste
compiuti. Sono convinto che il paterno cuore di PIO IX. ne sarà profondamente
commosso, e il comun Padre dei fedeli invocherà nelle
sue preghiere le benedizioni di Dio sulla Francia.
Prima del recapito di questa Ella saprà i casi maravigiiosi succeduti
in Parigi. La dinastia degli Orleanesi così funesta all’ Italia ,
così ingrata e irriverente ai principi e ai popoli italiani, pagò con
subita mina il fio delle sue imprudenze e delle sue colpe. Ai governo
monarchico fu sostituito il repubblicano, meno assai per elezione che
per necessità. Ninno vorrà stupirsi che dopo la mala prova fatta dai
due rami borbonici, i Francesi abbiano diffidato , anzi disperato di
questa famiglia, e siansi appigliati allo stato popolare per mancanza di
re, anzi che per odio del regno; né che in tanto moto di popolo il Governo
provvisorio abbia assentito al cambiamento. Ogni altra risoluzione sarebbe
stata imprudente, come quella che avrebbe posto in compromesso la sicurezza
di Parigi ( che ora è quietissimo ) , e aperto
‘ adito senza rimedio agli eccessi dell’ anarchia.
Egli importa che i governi e i popoli italiani si facciano un giusto
concetto di questa rivoluzione, e piglino prontamente 1′ unico partito
atto ad assicurare i loto troni, a salvare 1′ Europa da una guerra
universale, e a preservare la Francia dal rinnovar dentro e fuori le
scene di licenza, di demagogia, e di usurpazione che funestarono e
insanguinarono la fine del secolo scorso.
Questo unico partito consiste nel riconoscere prontamente la nuova
repubblica Francese. L’ assenso dei nostri principi ( e in particolare di
Carlo Alberto e di Pio ) produrrà verosimilmente quello dell’Inghilterra,
e chiuderà la via a quei inali che altrimenti sono inevitabili.
i.* Impedirà che si rinnovino in Francia le esorbitanze dell’età passate.
Donde nacquero esse infatti , se non dalla necessità della difesa?
La Francia del q3 fu costretta a incrudelire e abbandonare il governo a
una plebe scatenata, per poter sola resistere all’ impeto di tutta
Europa. La Francia dei dì nostri è molto più savia che quella
di allora , avendo 1′ esperienza di un mezzo secolo ; onde sarà tanto
più facile l’evitare gli antichi eccessi, quando se ne rimuovono le cagioni.
D’ altra parte la rivoluzione di febbraio non fu sinora contaminala da
nessuna violenza e ingiustizia. Il popolo fu tirato pei capelli alla
riscossa da un governo perfido, cieco e ostinato. Combattè come un leone ;
ma non commise alcun atto bieco o crudele. Le persone, le proprietà, le chiese
furono rispettate religiosamente. La vendetta popolare
5Ì sfogò tutta contro le finestre delle Tuilerie e contro qualche baracca
soldatesca. Gli uomini che furono eletti a formare il governo provvisorio
sono degnissimi da ogni parte: un Arago, un Lamartine , un Dupont
de 1′ Eure rappresentano la stessa virtù. I principi italiani possono
dunque riconoscere il nuovo stato della Francia senza rimettere del proprio
decoro od offendere la coscienza. La loro adesione accrescerà
forza a questi buoni cominciamenti, e darà loro sodezza: abbracciando
come amica una repubblica che sinora è innocente, 1′ impediranno
di diventare colpevole.
2.* Assicurerà alla Lega italiana un potente alleato contro
l’Austria, anzi il migliore degli alleati : giacché per le vicinanze la
postura e ogni altro rispetto non vi ha amicizia politica che ci possa
tanto giovale quanto quella della Francia. Questo punto è così
chiaro che non ha d’ uopo di prova.
5.* Consoliderà i troni italiani ; ai quali la repubblica francese
tornerebbe soltanto pericolosa quando, per difendersi e salvarsi, fosse
costretta di ricorrere a un apostolato rivoluzionario e demagogico, come n
el secolo scorso. Ora egli è in potere dei nostri principi l’evitare
questo pericolo, anzi il convertirlo in presidio. Ma le repubbliche, dirà
taluno sono cattive amiche delle monarchie : e il solo esempio delle une
può nuocere alle altre. Rispondo ciò essere verissimo , se si
tratta di repubbliche immoderate e licenziose o di monarchie dispotiche e
assolute. Ora i principati italiani sono costituzionali ; la repubblica
nuova di Francia è sinora pura e moderata, e durerà tale se i
potentati esterni non la sforzano a trasmutarsi. Non vi ha dunque fra
loro antipatia e ripugnanza di sorta. I nostri buoni principi non possono
perto voler male a una repubblica tranquilla, che fu opera di necessità,
anzi che di libera scelta. J repubblicani francesi, non che
odiare i principi italiani, gli ammirano, come riformatori e liberatori
della loro patria. Quante volte non gli ho io sentiti dire in questi giorni :
Se Luigi Filippo avesse imitata la sapienza di Carlo Alberto, egli
sarebbe ancora nel suo palazzo ! Non vi ha dunque nulla d’incompatibile
tra gli uni e gli altri.
Non veggo pure gran differenza tra le due forme di governo. Che
cosr è un principe costituzionale se non un capo ereditario di repubblica ?
E un presidente di repubblica che un principe elettivo ? L’essenza del
governo rappresentativo sta nei modi della rappresentazione
athti che in altro. Se questi fossero ordinati demagogicamente come nel
q3 , ci saria da temere ; non così se verranno composti con savio temperamento ,
come accadrà senza fallo , se gli assalti esteriori , lo ripeto , non porteranno
la Francia agli eccessi. Una repubblica ben regolata è molto più omogenea ai
principati civili di cui si compone la lega
italiana , che non le monarchie dispotiche d’ Austria e di Russia.
4-* Eviterà forse la guerra universale. Se 1′ Austria e la Russia
saranno savie , non oseranno sguainar la spada contro I’ Italia, la Francia,
la Svizzera, 1′ Inghilterra insieme congiunte, la Prussia noi potrà
anche volendolo; perchè troppo innanzi è la civiltà de’suoi popoli.
L’alleanza delle nazioni libere potrà chiedere una revisione degli atti
di Vienna per via di comune congresso; e tal peso avrà nella bilancia,
che potrà ottenere 1′ emancipazione della Lombardia e la reintegrazione
della Polonia. La proposta sarà ella rigettata ? In tal caso la vittoria
non può esser dubbia per noi. La Francia sola è in grado di difenderci
contro tutta 1′ Europa. Io ho veduto a questi giorni i fanciulli
combattere come uomini , e gli uomini come giganti ; e benché non
inclinato ad ecedere nelle lodi dei francesi > confesso che sul campo
di guerra sono un popolo di eroi.
Crederei di fare ingiuria alla sapienza , alla lealtà , alla generosità
di Carlo Alberto , di Pio e di Leopoldo, a temere per uri solo istante
che essi vogliano allegarsi coli’ Austria contro la Francia , o recedere
dalla via liberale in cui sono entrati tanto gloriosamente. Il loro interesse ,
la virtù , la fama ci sono buoni e sufficienti mallevadori contro
un presupposto da cui nascerebbe senza alcun fallo la mina della monarchia
italiana.
Stimarei egualmente di far torto al senno de’miei compatrioti, ad
aver paura che sia per nascere e allignare in Italia una setta repubblicana.
Sarebbe questa una somma ingratitudine verso i nostri principi riformatori e
liberatori ; la quale bastarebbe a disonorarci nel cospetto di tutta Europa .
I Francesi stessi non potrebbero averci in istima ; essendosi indotti a cacciare
il loro principe solo perchè ai nostri
non somigliava. La diversità delle circostanze richiede un diverso procedere.
Guardiamoci da quelle stolte imitazioni che spensero in fiore
tante belle speranze verso il fine del passata secolo. Conserviamo il nostro
genio; inspiriamoci considerando i buoni esempi dei nostri vicini,
senza imitarli servilmente. Non sarebbe cosa indegna e da fanciulli ,
che Italia volesse rendersi repubblicana solo perchè la Francia si è
fatta tale per necessità di fortuna ?
E anche messa da parte la lealtà e l’onore , le sole considerazioni
della prudenza più volgare debbono salvarci da tal follia. Sarebbe infatti
imprudentissimo I’ introdurre in Italia un principio di licenza e
di scisma che nuocerebbe a quella unione e a quella moderazione in
cui risiede la nostra forza. E per qual motivo ? Per introdurre una
forma di governo, che poco giovarebbe ad accrescere la libertà, e scemarebbe
assaissimo la stabilità e la sicurezza. Mediante un buono statuto si può esser
tanto liberi sotto un principe quanto sotto una repubblica. Ma si è molto più
sicuro di conservare la libertà contro le sette
interne e i nemici forestieri. Guardiamoci di sottrarre alla libertà e unione
italiana il lor più saldo puntello. Chi sa se nella Francia stessa la
repubblica potrà durare ? Vorrem noi correre il medesimo rischio, senza avere
le stesse ragioni ? Vorremo esporre a un tentativo pericolosissimo gli acquisti
meravigliosi di tre anni e tutto il nostro avvenire ?
Sarebbe il farlo demenza; e la Francia stessa non se ne giovarebbe.
Utile assai più le torna di avere ai fianchi un’ Italia costituzionale ,
che, quando la repubblica cader dovesse, le salvi almeno la libertà.
Mi creda quale sono con segnalata e affettuosa stima
Di Parigi, ai 26 di febbraio, 1848.
tutto suo di cuore
GIOBERTI
(*) Estratto dal Giornale il Risorgimento N. 57 (3marzo) (**) Estratto dal Supplemento del Giornale
la Concordia al N.54
Tipi Bresciani


