A Monsignor Vescovo di Adria parole dette dal cittadino Luigi Barbirolli la sera 1 maggio 1848 in Rovigo

A MONSIGNOR VESCOVO DI ADRIA
DETTE DAL CITTADINO LUIGI RARBIROLLI
La sera 1 maggio 1848 in Rovigo
Sia libera Italia: Dio lo vuole. Così tuonava dal maggiore dei troni l’ onnipossente voce del Vicario dì Cristo.
Così gridava ebbro di bellicoso entusiasmo il prode discendente degli Amadei imbrandendo il ferro vendicatore
‘di questa terra sacrata, posterità prediletta di Marlin e di Confessori. Dio lo vuole, usciva dai pergami tutti
dell’Evangeliche verità, e ne risuonavan le volle de’venerandi templi. E l’eco santissima di nostra rigenerazione,
come il volo d’nn Cherubino, ratta si sparse lino alle più remote contrade, e l’universo intero sclamò: Dio lo vuole.
E chi può mai non chinare la fronte al volere di Dio? Chi mai s’allenta resistere alla potenza e grandezza ineffabile
dell’ Eterno? Solo quegli empi e sciagurati che nella stolta superbia di loro intelletto e nella pcrtida corruzione
del cuore non altro s’ergono a culto che l’abbominevole simulacro dell’esecrata tirannide. Sol quell’infame sgherro,
non capitano, più vile ancora del babilonico profanatore, il quale sordo ai prieghi e freddo alle lagrime del mantovano
Daniele, bruttò di mille guise quell’augustissimo tempio che in sé racchiude il più prezioso deposito della cristianità,
il Sangue di Redenzione. Solo quel famigerato campione d’iniquità, il quale nel suo ignominioso fuggire fe’volgere i brandi
dei satelliti contro l’inerme petto di donne imbelli e di teneri fanciulli. Peran gl’indegni schiacciati sotto
il pondo della divina giustizia. ? Ma noi frattanto in questo dì esultiamo di suprema letizia; in questo dì che dopo sì
lungo tempo ridona in grembo alla rodigina famiglia il più amoroso dei padri, il più zelante dei pastori. Noi, Monsignore
Illustrissimo e Reverendissimo, abbiam letto avidamente gli alti sensi di carità che indirizzaste al popolo diletto
di questa vostra Diocesi. Noi abbiamo scolpita nella mente e nel cuore la santa parola d’ordine:
Attaccamento alla religione, rispetto al Governo, fratellevole amore
parola che formerà il vessillo non mai perituro dell’ italiana penisola. Ma non ci basta. Noi vorremmo udire pur dalla bocca
vostra la gran sentenza dal Vaticano discesa: Dio lo vuole. Deh la pronunciate nella vostra santa intenzione. La pronunciate,
e la bestemmia morrà agghiacciata sul labbro dell’abituato malvagio. La pronunciale, e l’acuto usuraio avrà rolli
e confusi i calcoli sanguinosi a danno della vedova e del pupillo. La pronunciate, e sarà fiaccalo l’orgoglio dell’aristocratico
prosuntuoso. La pronunciate, e cadrà la maschera al delatore maligno, uccellatore del prossimo ; e sulla sua
fronte, come la sentenza di Caino, apparirà vivo e incancellabile il marchio del disonore e dell’infamia. Voi, Monsignore,
magnanimo per virtù, preclaro per ingegno, esemplare modello di carità, che vi studiaste incessantemente di
alleviare il pesante giogo che un ferreo piede calcava sul collo nostro*, Voi, Sacro Pastore, continuerete a pascere
con amorosa sollecitudine gli agnelli e le agnelle di questa cattolica comunione. Voi sanerete le nostre piaghe aperte
dal micidiale coltello d’una prepotente e brutale genìa. Voi ci aiuterete a cancellare dalla memoria l’onta obbrobriosa d’un
trentenne servaggio, e sosterrete la nostra fralezza nell’arduo cimento del perdono. Voi, il cui , cuore è inseparabile dal
domicilio della distretta, sarete anco in appresso l’angelo di consolazione per l’orfano e pel tapino.
Voi colla saggezza vostra coopererete all’indispensabile riordinamento anzi fusione di quegli studi, i quali non valsero
finora che a fiaccare lo slancio ed a comprimere la giovanile intelligenza. Voi perspicace nello scrutare le inclinazioni
ci alleverete sacri ministri non a professione di lucro, ma a santa edificazione del popolo e a decoro della Religione.
Di tal maniera i vostri Vicarii sparsi qua e là, pieni di scienza e virtù, risponderanno ardenti al vostro efficacissimo
esempio: saranno degni intermedii tra Voi e noi, interpreti fedeli della vostra volontà, come Voi lo siete della volontà di
Dio. Dessi con verace zelo e pietà diffonderanno il vero, ed abbatteranno ovunque il regno dell’ errore e il
mal costume. E il faran, liberi una volta e indipendenti dalle forzate brighe e dai tortuosi imperscrutabili raggiri d’una
misteriosa polizia-, la quale, se non in questa men disgraziata, in altre provincie al certo avrebbe desiderato che
l’apostolica missione scendesse perfino a secondare le tenebrose ed insidiose fila del bargello e del birro. Ah sì gioite,
Monsignore, né vi colga timore. Oggidì non crollano i troni, precipitano i deputi: non vien meno la Religione, è
smascherata l’ipocrisia: non è affievolita l’autorità, è conculcato l’abuso. Oggidì ha principio l’era luminosissima
dell’emancipazione d’Italia, anzi del inondo intero; che le nazioni tutte scosse da profondo letargo al glorioso nome
di Pio, inarcan le ciglia, e stan per comprendere la santissima legge d’amore proclamata da Cristo: tutti gli uomini
sono fratelli: né sarà lunge il sospirato momento, in cui tutte le genti grideranno giulive in unanime accordo: siam
giunte alla meta: un solo ovile, un solo pastore.
Viva l’immortale Pio Nono,
Viva il Vescovo Squarcina, Viva l’indipendenza italiana.
Rovigo, Tipografia patriotica dipartimentale di Antonio Minelli

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Estremi cronologici: 1848 maggio 01
Segnatura definitiva: MRI0134
Descrizione fisica: c. 1
Dimensioni: 40X28 cm
Colore: bianco e nero
Autore: Barbirolli Luigi
Tipografo (ente): Antonio Minelli, tipografia. Rovigo
Lingua della documentazione: italiano
Note: Data di emanazione. Timbro di possesso Patrizio Antolini.
Descrizione del contenuto: Incipit: Sia libera Italia: Dio lo vuole. Così tuonava dal maggiore dei troni l' onnipossente voce del Vicario dì Cristo...
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