Risposta del Chiariss. Sig. Profess. Avv. Luigi Borsari all’Art. della Gazzetta di Milano riportato nel N. 189 di Venezia relativo all’occupazione di Ferrara fatta dagli Austriaci.

RISPOSTA
Del Chiariss. Sig. Profess. Avv. LUIGI BORSARI
alt Art. della Gazzetta dì Milano riportato nel N. 189 di Venezia (*)
relativo all’ occupazione di Ferrara fatta dagli Austriaci.
Sig. Direttore del Felsineo
lAloi che abbitiamo in Ferrara, che abbiamo veduto coi
nostri occhi e sentito colle nostre orecchie, pretendiamo di
sapere le cose accadute qui meglio di quelli che stano fuori.
Abbiamo torto , signor Direttore ? Se no , si compiaccia inserire
nel suo riputato Periodico la seguente dichiarazione ali1 articolo
nella Gazzetta privilegiata di Venezia N. 189 31 Agosto 1847.
E primieramente osserviamo che il supposto articolo di Corrispondenza
in data di Ferrara dev1 essere stato inventato di
pianta ; poiché niuno che abiti in Ferrara ignora che le truppe
tedesche non allogiano in Castello. Un ferrarese non può avere
scritto questa falsità , perchè avendo bisogno di dirne delle altre ,
doveva nelle cose indifferenti mostrarsi veritiero per non
togliere a dirittura tutta la fede del suo racconto. Ond1 è più
facile a credere che certe Gallette , strumenti docilissimi, abbiano
supposto non solo il fatto , ma anche le narrazioni del
fatto , di quello che immaginare che un ferrarese abbia avuto
fiducia in asserzioni smentite da un popolo intero. Intanto noi
tutti che siamo esclusivamente i giudici competenti del fatto
protestiamo contro quella schiffosa congerie di bugie. Se 1′ uffiziale
che si dolse delle supposte minacce è di buona fede . non
e’ è modo di spiegare la sua visione fuorché coli1 eccesso della
paura. Jfon vi fu persona che facesse atto contro di lui : egli
retrocesse avanti un pericolo che non esisteva , e che la sua
immaginazione gli dipinse in vario modo. Ora si trattava di una
pattuglia cittadina , benché non avesse a capo un Carabiniere
come allora si usava , adesso si tratta di una turba numerosa,
che è altra cosa di ben definito! E un trovato tutto nuovo
quello della dispersione di un attruppamento alla vista di una
pattuglia di cacciatori tirolesi ; perchè 1′ uffiziale stesso non lo
ha mai detto. Lasciamo stare che in nessun governo del mondo
un insulto individuale viene vendicato colla invasione del paese,-
ma lo stesso governo si occupa del reclamo , rende giustizia
e provvede. La storiella deir uffiziale era pretesto misero e vile
che prova la mala coscienza del fatto senza giustificarlo neppure
in apparenza. Perciocché le pattuglie austriache non restrinsero
già il loro giro intorno ai luoghi ove sono situate le case e gli
alloggi degli uffizioli, ma si eslessero a tutta la città, comprese le mura.
La Gazzetta dimentica che questo fatto fu preceduto da un
altro anche più grave e solenne, non certamente provocato né
dal Governo Pontificio , né dal paese , quando gli austriaci irruppero
in Ferrara con apparato di guerra, sciabole sguainate,
e canoni a miccia accesa, percorrendo in questa forma le vie e
le piazze principali in mezzo a una popolazione inerme e meravigliata.
Questo convince abbastanza che gli austriaci per fare
simile sopruso non avevano bisogno di estere provocati. Fra la
moltitudine dei testimoni esaminati solamente uno o due , vili e
sospetti, ammettono di avere sentito il rotolare di un sasso, ma
viene escluso da gran maggioranza. £ se il sasso fu tratto, da
chi fu tratto ? Per commissione di chi, presso al palano Costabili ,
in luogo cioè ove forse giovava il fare una dimostrazione atta ad
incutere spavento? Non vogliamo ricercarlo, perchè
non importa perchè il fatto non è provato. Per noi è poi di’
cerla nuovissima che si scagliassero sassi dalle finestre e persino
fosse sparata un* arma da fuoco, talché la palla rasentò il
capo di un soldato , ed alcuni altri riportarono contusioni
pei sassi contro loro scagliati. Brutta, sporca , ed esecrabile
menzogna , vitupero di chi la scrisse , vitupero di quel giornale
che se ne fece banditore. E quando presso il Ponte della
Rosa fu esplosa la fucilata che rasentò il capo del giovine Lexziroli,
ivi pure furono lanciati dei sassi? E quando otto giorni
appresso i posti della gran guardia furono militarmente occupati ,
cacciatane la soldatesca del Sovrano legittimo, anche quel
fatto enorme fu provocato ? Da chi ? Non dalla popolazione pacifica
e tranquilla, non dai cittadini autorizzati a cooperare eoa
guardie armate ali1 ordine pubblico ; non dal governo che , cedendo all’
irreparabile impero della forza , aveva saputo allontanare colle più
caute e prudenti misure ogni pericolosa occasione. Eppure non valse
né la prima protesta, ne la seconda,
e di pieno giorno al cospetto di una moltitudine, fu violata
la dignità di un governo amico ed inoffensivo con tale insulto
che fra le nazioni non può immaginarsi maggiore. Quali adunque
furono i disordini che l1 Autorità nostra non bastò a reprimere ?
Se ci fosse mancata la provvida sapienza del Cardinale CIACCHI ;
se il popolo ferrarese si fosse meno penetrato
della gravità dei doveri che la singolare sua situazione gì* imponeva
a sicurezza di tutto lo Stato : se avesse meno compreso , che nella sua
moderazione, nella sua pazienza , riposavano
le guarentigie della pace d1 Italia e forse del mondo può darsi
che non altrui, ma la sua pazienza fosse stata vinta ; e allora
solo sarebbero nati i disordini, non male repressi dal governo
zelantissimo , ma dallo straniero provocati e desiderati. Tolga
Dio che ciò avvenga ; ma intanto fra i nostri doveri abbiamo
stimato essere anche quello di protestare coraggiosamente contro
la falsità che tendono a pervertire la pubblica opinione.
Perchè cercare scusa nella menzogna ? Meglio è non cercarne ,
la forza ne ha forse bisogno ?
Ferrara 24 agosto 1847
(*) L’ articolo del Foglio dì Venezia è il seguente, il quale si riporta perchè
tutti possano giudicare delle falsità ivi inserite
,, La sera del 1 corrente un Capitano del reggimento d’ infanteria Arciduca Francesco Carlo tornava al castello ,
dov’ è acquartierato il battaglione, a cui esso appartiene. Videsi egli d’improvviso circondato da gente in
attitudine minacciosa , tra cni v’ ebbe persino chi colla sciabola sguainata ardì inseguirlo. Il Capitano entrò nella
vicina caserma dei Cacciatori Tirolesi , e ne uscì con una pattuglia, alla cui vista la turba che si era fatta più
numerosa, prese la fuga e si disperse. Per la sicurezza degli Ufficiali e dei Soldati, che isolatamente escono per
oggetti di servìgio , 1′ I. R. Tenente Maresciallo Comandante in Ferrara ordinò che in quei luoghi della Città dove
sono situati le caserme e gli alloggi d’ Ufficiali, facessero la ronda a picchetti da 6 , a 8 uomini. Al primo comparire
di una di queste pattuglie nella successiva note, le vennero dalle finestre delle case, e dalla strada lanciate
delle pietre , venne sparata un arma da fuoco , la palla rasentò, la testa di un Soldato , ed alcuni altri riportarono
contusioni pei sassi contro loro scagliati , oramai non poteva più oltre durare la pazienza dei Soldati : la pattuglia
fece foco , però senza ferire alcuno. Lo scopo di tale dimostrazione fu incontanente raggiunto : 1′ attruppamento si
dissipò in un atomo .
TIPOGRAFIA TADDEI.

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Estremi cronologici: 1847 agosto 24
Segnatura definitiva: MRI0123
Descrizione fisica: c. 1
Dimensioni: 37X26 cm
Colore: bianco e nero
Autore: Borsari Luigi
Tipografo (ente): Taddei, tipografia. Ferrara
Lingua della documentazione: italiano
Note: Data di emanazione. Timbro di possesso Patrizio Antolini.
Descrizione del contenuto: Incipit: Sig. Direttore del Felsineo, Noi che abbitiamo in Ferrara, che abbiamo veduto coi nostri occhi e sentito colle nostre orecchie...
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